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Sin dai suoi prepotenti inizi con la trilogia m’Palermu, Cranezzeria Vita Mia, l’eterna nemica aleggia negli spettacoli di Emma Dante. Addirittura in questo Eracle di Euripide messo in scena dalla visionaria regista palermitana nel Teatro greco di Siracusa con la chiara traduzione di Giorgio Ieranò, la morte è ampiamente manifesta, complice la skené architettata da Carmine Maringola, tramutata in un piccolo cimitero con una serie di marmoree tombe da cui spuntano croci lignee che sembrano piccole pale eoliche, ai lati d’una centrale vasca purificatrice piena d’acqua, chiuso lo spazio frontalmente da una nivea parete larga venti metri e alta sette, decorata con 256 ritratti e foto di defunti doviziosamente incorniciati. Se 25 secoli fa al tempo dei tragici greci (ma anche nei secoli successivi sino a Shakespeare) i ruoli femminili venivano vestiti da attori maschi, oggi Emma Dante ribalta i sessi, facendo interpretare i ruoli maschili da solo attrici donne. L’inizio del dramma è tra il festoso e il ferale con quei calvi suonatori di tamburi avvolti da tuniche nere (gli elaborati costumi sono di Vanessa Sannino) con tutti i protagonisti del dramma in processione e tre danzatrici in fucsia e nero che chiudono la fila danzando al ritmo di quelle percussioni. La Dante dipinge il racconto con tinte fosche quando all’inizio appare il vecchio Anfitrione (padre putativo di Eracle, perché nato dal rapporto di sua moglie Alcmena con Zeus che aveva assunto le sue sembianze) ridotto su sedia a rotelle e stampelle e a cui dà vita una formidabile Serena Barone con vocina gracchiante e sibilante simile a quella di Enzo Vetrano dagli accenti palermitani di scuola Perreira. Chiarisce Anfitrione che nella sua Argo vive ormai da elemosinante perché il tiranno Lico ha ucciso e preso il posto del re Creonte, suo consuocero e padre di Megara (superba la prova di Naike Anna Silipo con corona a sette punte di lancia e abito scuro di voille trasparente) sposa di Eracle da cui ha avuto tre figli e adesso teme che la follia di Lico, calvo e possente quello di Patricia Zanco, possa abbattersi sui suoi cari che a più riprese invocano il ritorno di Eracle per difenderli, alle prese frattanto il semidio con la sua ultima fatica nell’Ade per uccidere il terribile cane a tre teste Cerbero.